Omeostasi

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sassi

L’omeostasi – parte II

Come valutiamo allora i modi e i tempi per intervenire sulla vasca rispettandone i ritmi e apportando più benefici possibile? 

Personalmente ritengo che la regola principe per avere successo sia quella di “legarsi le mani”. Troppo spesso ci facciamo letteralmente prendere la mano e apportiamo continue modifiche, integrazioni, cambi, passiamo ore con le dita a mollo in vasca. Sui forum si legge di persone che indossano addirittura i guanti sterili ogni volta che mettono le mani in vasca, sicuramente siamo all’eccesso, tuttavia è fondamentale evitare di mettere le mani in vasca qualora non risulti necessario.

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Le nostre mani rappresentano un veicolo per batteri di ogni sorta e svariate sostanze chimiche. In particolare le sostanze lipidiche prodotte dalla nostra pelle inibiscono la schiumazione per diverse ore, questo dovrebbe rappresentare un efficace campanello d’allarme.

Quindi basta lavarsi le mani prima di metterle in acqua? Si e no. Sicuramente lavarsi le mani aiuta a ridurre drasticamente la quantità di “schifezze” che introduciamo, tuttavia bisogna considerare anche il sapone, ne restano sempre piccole quantità sulle mani dopo averle sciacquate. Lo stesso vale per creme, lozioni, profumi ecc.

In secondo luogo, prima di introdurre prodotti in vasca è bene conoscerne gli effetti e il dosaggio. A questo proposito quando iniziamo a somministrare un nuovo prodotto è buona norma tenere un dosaggio basso, anche metà di quello consigliato ed iniziare a valutarne gli effetti. Questo è quanto mai valido nel caso dei prodotti KZ che risultano estremamente concentrati e anche poche gocce in più della dose indicata possono compromettere gravemente la vasca.

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Infine penso sia importantissimo il tempo, soprattutto quando si è alle prime armi e si vogliono vedere i risultati in fretta. Accelerare le tempistiche non è mai una buona idea, in particolare nella fase di maturazione della vasca, momento fondamentale che inciderà pesantemente sul futuro successo o insuccesso. Spesso ci facciamo scoraggiare dalla comparsa delle alghe, investiamo tempo e denaro per eliminarle quando sarebbe sufficiente attendere che la vasca si stabilizzi e così tutti i suoi processi biologici.

Abbiamo chiarito che la vasca imposta da sé i propri equilibri ma spesso i risultati di questo autoaggiustamento non ci piacciono e tendiamo ad agire per ottenere ciò che vogliamo: coralli in salute, niente alghe, tanti pesci ecc.

Concetto senza dubbio interessante direte voi, ma ancora piuttosto nebuloso. Cercherò di chiarire.

Quando allestiamo una nuova vasca, indipendentemente dal metodo di conduzione scelto e dalla tecnica installata, osserveremo un picco di inquinanti/nutrienti con la comparsa delle tanto odiate alghe filamentose, se poi tutto evolve per il verso giusto gli inquinanti calano e le alghe scompaiono, la vasca ha spontaneamente raggiunto un punto di equilibrio. Poi iniziamo a inserire i pesci e diamo loro da mangiare, ecco che compare di nuovo qualche alga e i coralli scuriscono, ma in breve tempo tutto si stabilizza perché l’ecosistema vasca ha di nuovo raggiunto un equilibrio dopo aver subito una perturbazione delle proprie condizioni (l’inserimento dei pesci).

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Quello appena illustrato è l’equilibrio ideale, cioè quello che cerchiamo sempre di ottenere, spesso però la vasca imposta equilibri che a noi non piacciono, il caso più tipico è quello delle alghe. In molte vasche abbondano le filamentose, considerate da tutti un elemento negativo, sintomo di qualche problema, eppure anche queste rappresentano, a modo loro, una condizione di equilibrio, infatti forniscono un grande contributo allo smaltimento di sostanze di scarto come i fosfati. Ecco un altro concetto cardine: una vasca piena di alghe sicuramente non piace a nessuno ma ciò non indica che sia una vasca instabile, anzi la presenza delle alghe spesso fornisce grandi vantaggi sia in termini di rimozione di inquinanti sia per l’approvvigionamento di ossigeno derivante dalla fotosintesi.

Termino con una piccola considerazione, avete mai notato che quando lasciate la vasca in balia di se stessa per un viaggio di lavoro o vacanza, al vostro ritorno risulta più bella di quando l’avete lasciata? Direi che è un ottimo spunto di riflessione.

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